LUGLIO - ZIBALDONE

GENERAZIONE 1000 EURO 

Siamo nei primi anni duemila ed è la generazione dei giovani che vivevano o meglio sopravvivevano con stipendi di questo tipo. L'impiego, in linea di massima, soddisfaceva ma la  posizione (di solito co.co.pro. a 1.028 euro netti al mese senza tredicesima) non prevedeva alcun beneficio e alcuna garanzia. Non si poteva pensare a metter su famiglia, non si potevano fare programmi a lunga scadenza e si viveva ancora in casa con mamma e papà. 

Ma questa situazione non poteva certo sfuggire al governo in carica e così arrivarono i tecnici e i consulenti del lavoro. Arrivarono i governi del "ce lo chiede l'europa". Arrivarono i governi Monti, Letta, Renzi. E così, tra leggi e decreti, per i giovani lavoratori o aspiranti tali  la situazione cambiò radicalmente.

Tutto merito del ministro del lavoro Giuliano Poletti trasferito all'alto incarico ministeriale dalla presidenza della LegaCoop. Uomo di grande e documentata esperienza questi si dedicò anima e corpo alla risoluzione del problema. Detto fatto la soluzione fu presto trovata: basta con la generazione mille euro, l'Italia deve diventare un faro per l'Europa, un esempio virtuoso. Ed ecco che compare la generazione 600 euro. Sembra una barzelletta ma non lo è. Per alcuni servizi (dalle pulizie alle security) si raggiunge un accordo sindacale (siglato anche dalla CGIL di Susanna Camusso) per una paga oraria di 3,50 euro. Il che significa che lavorando 40 ore alle settimana per tutto il mese si arriva alla folle cifra di 600 euro.

Ma perbacco, non si può negarlo, tutto ciò è uno spreco. Senza dubbio un'esagerazione. Un invito allo sperpero. Ed allora le cooperative cercano di evitare di dare il cattivo esempio e riducono le ore. Lavorare meno, lavorare tutti. E si scende a 300 - 400 euro al mese. Siamo arrivati alla generazione 300 euro. Ma per carità non chiamateli mini job, quella è roba per sfruttatori tedeschi. In Italia si può chiamare rigore, serietà, normalità. Quella infelice normalità implementata dal nostro grigiocrate Monti.

Siamo in fremente attesa di vedere comparire la prossima generazione a 0 euro. In questo caso si potrebbe affermare i principio che il lavoro di per se è autopremiante e che il fatto stesso di lavorare ne rappresenta il suo giusto compenso. Stupidaggine? Non credo proprio. Provate a domandarlo a tutti quei giovani neodiplomati o neolaureati che, con la scusa degli "stages aziendali", si trovano a fornire la loro qualificata collaborazione, ovviamente completamente a titolo gratuito, all'interno di strutture lavorative pubbliche e private. E che a volte sostituiscono, a loro insaputa, lavoratori licenziati o pensionati

Siamo sulla strada giusta. Gli obbiettivi per la ripresa dell'Italia sono stati definiti: si deve procedere allo smantellamento dello Stato sociale, si deve procedere all'impoverimento del Paese. Da un lato stipendi sempre più bassi, dall'altro tasse sempre più alte. Magari proprio sulle  proprietà, in modo da obbligare gli italiani più poveri a svendere case e terreni per cercare di sopravvivere ancora un po'. Tanto, in perenne stato comatoso davanti agli schermi televisivi e con i media di disinformazione che si industriano a creare dissapori tra le varie categorie di lavoratori, i "sudditi"  di questa repubblica non si ribellano. Tutt'altro. 

E ifine perché mai gli agricoltori non dovrebbero pagare l'Imu se la pagano tutti gli altri? Perché mai qualcuno dovrebbe avere uno sconto se tutti gli altri non possono averlo? "Divide et impera" dicevano gli antichi romani e non è certo cosa nuova. Provvedano i vari "politically correct" a spiegare come per i clandestini si possano spendere trentacinque  euro al giorno per il loro mantenimento mentre per la maggior parte della gente non sia possibile garantire una casa dignitosa ed un lavoro soddisfacente. 

E intanto, acclarata l'ignoranza e l'impreparazione dei lavoratori o degli aspiranti tali, vai con i corsi di formazione, ovviamente a carico dei contribuenti. Compresi quei contribuenti che guadagnano 3,50 euro all'ora, che non han diritto alla casa, che non han diritto a nulla.