GENNAIO - ZIBALDONE

NOI RAPITORI, SCHIAVISTI E RAZZISTI

Mandiamo ogni giorno decine di navi a prelevarli. Quasi tutti maschi, tra i diciassette e i ventiquattro anni, di condizioni agiate anche se semianalfabeti.
Li attiriamo con l’inganno propagandando inesistenti diritti a guadagnare senza lavorare, chiamati “asilo” e “protezione”. Li costringiamo, approfittando della loro agiatezza, a pagare un pizzo di cinquemila euro a imbarco. Li sequestriamo nei campi costringendoli all’inattività, all’elemosina, all’accattonaggio, ad una vita da parassiti. E, come se non bastasse, li schiavizziamo nelle piantagioni di pomodori, negli aranceti, a due euro all’ora. 
Gli abbiamo rccontato che esser africani è una sventura, che questo gli dà diritto a cambiar patria e a sceglier la nostra  e che tutto ciò è "asilo", "protezione", "accoglienza". Con quest’inganno li induciamo a salire sulle nostre navi, a subire un sequestro di persona che fa di loro delle nullità sociali. Li riduciamo degli emarginati, dei delinquenti, dei parassiti. E tutto ciò per permette a noi di specularci sopra, di realizzare guadagni incommensurabili.
Ci hanno raccontato che il problema dell'immigrazione incontrollata non esiste e ci hanno quasi convinti. Anzi, se ci dicono che saremo prima o pio spazzati via, siamo pure contenti. Così ci guardiamo allo specchio e ci diciamo: “L’avevo detto io che non ero xenofobo!” E ci complimentiamo. 


E' FATTA - ANCHE IL 2016 E' ANDATO A PUTTANE.

Per carità niente da rimpiangere e soprattutto poco da sperare. Mentre i guru dell'economia disegnano un futuro a tinte fosche, quel che rimane del benessere collettivo si allinea progressivamente a posizioni minimaliste. Così come per le le aspettative individuali.
Non è rimasta più speranza e l'orizzonte diventa cupo, nero come il carbone. Un degrado costante e continuo, un orizzonte terzomondista, una graduale africanizzazione del paese diventano cose sempre più probabili.
Ma quale Europa! Invece di avvicinarci a modelli europei come quelli del Belgio, della Finlandia, della Germania, ci stiamo rapidamente avviando al "life style" dell'Africa mediterranea.
Non credo alla favola del nuovo rinascimento italiano anzi, ci sono tutti i segni premonitori di un nuovo medioevo al quale, più o meno convintamente, ci dovremo adeguare.
Forse siamo rimasti soggiogati da un apparato mediatico che ci racconta di una realtà che non esiste. Forse non ce ne rendiamo conto ma abbiamo imboccato in discesa la strada di un declino irreversibile.